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Le prime notizie di Sesto, secondo alcuni studiosi, risalirebbero agli inizi dell’era cristiana e il suo nome deriverebbe da Sesto Auliano, prefetto di Venafro ai tempi degli imperatori romani Augusto e Tiberio (27 a.C. – 37 d.C.) o da tale Sextus Polfennio, primo tribuno della Colonia Julia Augusta di Venafro, che, intorno al 100 d.C., avrebbe fatto realizzare nell'attuale territorio di Sesto una stazione militare.

I riferimenti successivi ci portano al periodo Longobardo (568-774), durante il quale Sesto divenne una delle 34 contee in cui fu suddiviso il ducato di Benevento.

Si sa che nel 1040 i Conti di Sesto si schierarono dalla parte del Conte Pandolfo di Capua, nella guerra contro l'imperatore Corrado e che, nell'anno 1093, risultava esserne Conte un Randolfo.

Nel 1122 è attestata l’esistenza di un Pandolfo conte di Sesto per essersi riconciliato con l’abate di Montecassino Gerardo.

Più tardi, durante la guerra tra i Normanni e gli Svevi, fu Castellano di Sesto un Landolfo da Montelongo, di parte normanna, finchè, nel 1192, fu fatto prigioniero dal conte Borrello.

Nel 1191, l’imperatore Enrico VI inviò nel Regno di Sicilia (e di Puglia) un proprio esercito con a capo il Conte Bertoldo, il quale si impossessò con la forza di Venafro e del castello di Sesto, dove il Re Tancredi aveva una guarnigione di campani agli ordini del Contestabile Landone di Montelongo.

Intorno al 1230, alla dinastia dei conti Landolfo successe nell'amministrazione dei feudi di Sesto e Pentime la dinastia dei principi Sorellum. Nel 1270 i feudi passarono al figlio del capostipite principe Rogerium Sorellum, che, sposando la principessa Gemma figlia di Gerilleli principe di Venafro, ampliò notevolmente i suoi possedimenti.

Intanto, nel 1247 papa Innocenzo IV, dalla sua residenza in Lione, restituiva ai fratelli Ruggero, Riccardo e Malgerio Sorello i territori che erano stati sottratti da Federico II durante il suo dominio.

Nella prima metà del XIV secolo (1325?), sotto gli Angioini, i feudi di Sesto e Pentime passarono in mano ai conti Andrea e Nicola Rampini, originari d'Isernia, che, però, dopo pochissimo tempo, li alienarono (pare nel 1357), a favore dei signori Della Ratta, venuti da Barcellona (Spagna), con Diego Della Ratta, al seguito della principessa Violante d'Aragona, sposa del principe Roberto d'Angiò, divenuto re nel 1309.

Intorno al 1360 i Della Ratta acquistarono anche il feudo di Roccae Pipirocae (Roccapipirozzi) che, da allora, resterà definitivamente aggregata ai feudi di Sesto e di Pentime.

Il 28 ottobre 1381 Antonello Della Ratta alienò il feudo e, nello stesso anno, il Re Carlo III di Durazzo lo assegnò a Gurello Origlia conte di Carovilli. Successivamente, il 1° febbraio 1465, da Re Ferrante I d’Aragona fu assegnato al principe Diomede Carafa della Stadera conte di Maddaloni, per poi passare, alla morte del figlio Giantommaso, al figlio di quest’ultimo Giambattisca Carafa conte di Sesto.

Nel 1569 la principessa Isabella Colonna, Duchessa di Traetto (Minturno), moglie di Filippo di Lannoy, principe di Sulmona e conte di Venafro e di Sesto, alienò i feudi per un prezzo di 25.000 ducati. Nel 1582, i comitali di Sesto divennero patrimonio della famiglia Spinola.

Intanto, nel 1807, Sesto andò a far parte, amministrativamente, del distretto di Piedimonte Matese.

Nella seconda metà del XVIII secolo, gli Spinola si trasferirono in Spagna e, più tardi vendettero tutto, compreso il titolo, alla Regina Maria Cristina vedova di Alfonso XII, Re di Spagna (deceduto nel 1889).

Con R.D. del 16 marzo 1863, Sesto fu autorizzato ad aggiungere l’aggettivo 'Campano', giusta richiesta del Consiglio Comunale con delibera del 15 dicembre 1862. Tale aggettivazione si rese necessaria per la presenza, all'epoca, di altri cinque comuni aventi lo stesso nome, mentre la scelta 'campano' a discapito di 'molisano' pare sia avvenuta in segno di protesta contro il passaggio di Sesto, avvenuto per Decreto Luogotenenziale del 17 febraio 1861, dalla Provincia di Terra di Lavoro a quella di Molise.

Intorno al 1920 la Regina Maria Cristina vendette tutti i beni di Sesto ai fratelli Armieri e ad Ercole Ferri per la somma di un milione e duecentomila lire.

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